Marchionne spiega la rivoluzione di un modello
"Il nucleo che ci dà l´energia sono le persone: dobbiamo esserne consapevoli"
"Smantellando le tradizionali strutture gerarchiche abbiamo guadagnato in rapidità"
Onestà e credibilità: ecco due dei nostri valori chiave
Vogliamo contribuire a far salire l´appeal competitivo dell´area

Il piano realizzato negli ultimi tre anni è stato caratterizzato da una netta rottura con il passato. La struttura manageriale della Fiat è stata ridefinita e rafforzata, a favore di un´organizzazione più snella in tutti i business. Abbiamo concentrato gli sforzi per razionalizzare i processi e recuperare redditività in ogni area.
In questo senso il 2006 ha rappresentato uno spartiacque per la Fiat. Stiamo costruendo un Gruppo che tra quattro anni raggiungerà un fatturato di circa 70 miliardi, un risultato operativo di cinque miliardi di euro – pari a cento volte quello raggiunto nel 2004 – e avremo più di tre miliardi di euro in cassa.
L´Auto, in particolare, ha di fronte a sé un percorso di crescita razionale e ordinato che porterà il settore nel 2010 a vendere 2.800.000 vetture nel mondo, che salgono a 3.500.000 se consideriamo anche le joint venture in Turchia, in Russia, in India e in Cina. Credo che questo piano avrà un impatto significativo sul sistema economico italiano.
L´auto non è affatto un settore "vecchio" come talvolta si dice con superficialità. Al contrario, è un settore di frontiera dell´innovazione tecnologica, è un settore che guida l´avanzamento industriale dell´intero sistema economico. Ecco perché la missione della Fiat è quella di generare nuove idee e coltivare le competenze affinché queste idee diventino realtà. Il raggiungimento di questo obiettivo non poggia solo su basi tecnologiche, ma richiede di ri-disegnare la struttura organizzativa del settore auto.
E´ questa la vera rivoluzione della Fiat di oggi. Smantellando le tradizionali strutture gerarchiche del Gruppo abbiamo voluto eliminare la complessità organizzativa, che è per definizione improduttiva e dannosa, sostituendola con un´organizzazione che ha distribuito il potere decisionale in modo orizzontale a quei collaboratori che sono più adatti ad esercitarlo. Ciascuno dei nostri principali settori, e l´auto in particolare, ha costruito una struttura portante per raggiungere gli obiettivi e per dare responsabilità a chi è in prima linea, là dove c´è il contatto più diretto tra l´azienda e le sue opportunità di business. E queste persone sono collegate tra loro attraverso una serie di strutture a rete, che incoraggiano la collaborazione reciproca basandosi più sull´interesse comune di raggiungere gli obiettivi che sull´autorità gerarchica. Le conseguenze di questa scelta sono la velocità nel decidere, una conoscenza completa delle alternative presenti o sviluppabili nel mercato e potenzialmente la formazione di centri di eccellenza che vanno oltre i singoli settori.
C´è un ultimo elemento sul quale poggia la nostra azione ed è la credibilità. Nel 2004 abbiamo fissato obiettivi chiari e molto rigorosi per portare l´azienda fuori dalla crisi. Tutti questi obiettivi sono stati raggiunti e in alcuni casi anche superati. Lo stesso intendiamo fare con i target che abbiamo indicato, anno per anno, fino al 2010. La Fiat vuole essere un´azienda affidabile, che mantiene le sue promesse. Al centro di queste linee guida, il nucleo che dà l´energia alla Fiat è rappresentato dalle persone. E´ una cosa che non si può dare per scontata. Dobbiamo essere consapevoli che le performance aziendali dipendono in gran parte dalla qualità delle persone, dalla qualità della loro vita lavorativa e dai rapporti umani che si instaurano tra chi lavora insieme. In Fiat ci siamo mossi partendo da questo presupposto. Nel 2006 abbiamo investito circa 100 milioni per la formazione dei dipendenti, specialmente nelle aree della produzione, dell´ingegneria e del marketing. Si tratta di una cifra irrisoria e ci siamo impegnati a fare molto di più. Abbiamo investito risorse per migliorare, anche fisicamente, gli ambienti di lavoro, negli uffici e specialmente nelle fabbriche. Abbiamo avviato una serie di iniziative per stimolare le idee, valorizzare il contributo di tutti, premiare chi è propositivo.
Soprattutto, ogni persona in Fiat sa di lavorare in un´azienda meritocratica. La parola meritocrazia viene usata a volte in senso negativo, dimenticando che proprio il riconoscimento del merito è uno straordinario strumento. Tra qualche giorno verrà in Italia il premio Nobel per l´Economia Gary Becker , che oggi insegna all´Università di Chicago. Fu lui uno dei primi a porre l´accento sull´importanza del capitale umano e delle relazioni sociali nei sistemi economici. Ha dimostrato in maniera scientifica che gli investimenti in capitale fisico, in macchinari e impianti non bastano a spiegare lo sviluppo di un´organizzazione. Anche il turnaround della Fiat sarebbe difficile da spiegare senza parlare della profonda trasformazione culturale che è stata introdotta. E´ la cultura, la condivisione di norme e di valori che costituiscono il tessuto connettivo di un´azienda, che tengono insieme le persone e le motivano verso obiettivi comuni. L´approccio che abbiamo adottato in Fiat ci ha permesso negli ultimi tre anni di aprire un dialogo costruttivo con le istituzioni, con i sindacati, con i nostri collaboratori, con i partner. E sulla via del dialogo abbiamo raggiunto obbiettivi importanti. L´anno scorso, dopo dieci anni – e senza un´ora di sciopero – è stato rinnovato il contratto integrativo aziendale. Abbiamo siglato un importante accordo con le istituzioni locali per la riqualificazione di Mirafiori, che ha comportato anche l´avvio di una nuova linea di produzione e l´assorbimento della cassa integrazione. Abbiamo trovato una soluzione al personale in esubero, che ci permetterà di tornare ad assumere giovani negli stabilimenti italiani.
I nostri obiettivi saranno perseguiti tenendo fermi i valori di onestà, integrità e responsabilità che ci hanno guidati fino a qui. L´onestà della Fiat è un impegno concreto, nel rapporto con i dipendenti, con le istituzioni, con le organizzazioni sindacali e con tutta la società. Questo è ciò che Fiat intende fare per crescere. Ovviamente ci sono altri fattori che possono incidere sullo sviluppo. Mi riferisco alle scelte del Paese, del governo, delle organizzazioni sindacali, del resto della società civile. Troppe volte le imprese, compresa la Fiat, hanno creduto che coraggiose decisioni politiche e sociali potessero supplire alla mancanza di coraggiose decisioni industriali. Noi non siamo mai stati di questo avviso. Siamo ovviamente attenti al dibattito politico ma non siamo un soggetto politico e dunque non vi partecipiamo. Dal mio punto di vista, la Fiat di oggi si differenzia da quella del passato – e da molti dei suoi concorrenti e di altre realtà aziendali e finanziarie – nel rifiutarsi di impegnarsi in dibattiti e affermazioni che sono al di fuori del suo mandato industriale e fuori dei valori culturali su cui è fondata.
Quanto a Fiat, crediamo nel sistema Torino e nel sistema Piemonte. Abbiamo superato i problemi che solo un paio di anni fa premevano su Mirafiori. Sono molte le iniziative mirate alla rinascita del più grande complesso industriale italiano. Ma Fiat a Torino non vuol dire solo Mirafiori. Siamo impegnati a far crescere la nostra presenza nello stabilimento New Holland-Kobelco di San Mauro, dove abbiamo trasferito alcune produzioni da Berlino. Anche il settore Powertrain Technologies vedrà una crescita occupazionale, in particolare nell´impianto di Stura, dove si producono i motori per veicoli industriali, e in quello di Verrone. Fiat intende anche contribuire alla competitività del sistema industriale del territorio. Lo faremo lavorando con i carrozzieri torinesi.
Concludo con il prossimo appuntamento importante che ci aspetta. Tra poco più di un mese lanceremo qui a Torino la nuova 500. Non potevamo scegliere un altro luogo. La 500 porta con sé i tratti fondamentali su cui questa Azienda è stata fondata: la creatività, la capacità di creare prodotti nuovi, la forza di visione, l´apertura ai mercati internazionali e lo slancio competitivo per misurarsi con altre imprese. Ma la 500 non sarà soltanto un´auto. Sarà un punto di riferimento da cui partire per costruire la Fiat del futuro. Sarà il nostro manifesto viaggiante. Per tutti questi motivi vogliamo festeggiare il suo arrivo insieme alla nostra città.
[ Fonte: l'Espresso ]
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